Soundtrack: "Bone Chaos In The Castle" - Kaki King & "Seeing Angels" - The John Butler Trio
Finalmente, è ora di alzarsi.
Sono abituato a non voler lasciare il letto al mattino quando devo alzarmi. Specie se non ho dormito molto durante la notte, come in questo caso. Non ho dormito più di qualche ora. E' la smania di casa. E allora, finalmente è ora di alzarsi.
Colazione “cicciona” come la regina comanda. Uova, bacon, pane, burro, focaccina con il miele e tanto caffè. Direi che sono preparato a dovere alla giornata impegnativa che mi attende.
Prendo i Ferri Del Mestiere e sono pronto. Esco in strada e...
Shit. Tipica giornata londinese. Piove. E il cielo non minaccia altro se non lacrime di pioggia per tutto il sacrosanto giorno.
Poco male, penso. Se non hai visto Londra con la pioggia, vuol dire che non hai visto Londra.
Accompagno mia sorella al colloquio. Ne avrà per qualche ora quindi sono libero di girare per la mia città. Non potrei chiedere di meglio. Inizio a girare nei pressi di London Bridge e ne ricavo qualcosa di buono...
Intanto però inizia a diluviare, e questo potrebbe essere un problema. Vero che la mia piccola (la mia Nikon la tratto come la mia bambina) è agguerrita e pronta alla battaglia, ma forse qui si parla di un po' troppa acqua da sopportare. Così mi ricordo di come Londra sia una città dalle mille facce.
Una di queste, è quella sotterranea.
Decido così di passare tutta la mattinata in metro, passando da una stazione all'altra. Senza meta, mi lascio trasportare in cerca di luoghi magici nascosti da immortalare...
Ogni angolo, ogni tunnel, ogni panchina d'attesa, riserva qualcosa di speciale. Scendendo verso le viscere d'Inghilterra, riscopro quanto adoro il suo odore di chiuso, i forte vento al passaggio di ogni treno, l'aumento di temperatura a mano a mano che scendo, il lieve ma incessante (e per certi versi piacevole) senso di claustrofobia che non mi abbandona mai. Sottoterra si sviluppa un modo a parte. E' completamente un altro mondo. Uno scheletro cavo contenente l'anima della città.
Tutti passano da qui: chi va al lavoro, chi a far la spesa, chi a trovare amici o parenti, turisti allo sbando che pregano di aver preso il treno giusto, vecchie signore intente a leggere libri altrettanto secolari. Tutti di passaggio. Tutti attraverso gli antri bui della Tube.
Mentre sono seduto su uno degli innumerevoli treni che mi scarrozzano in giro per la città, una strana idea inizia a ronzarmi per la testa. Per prima cosa controllo se sono dotato di monetine, fondamentali per la piega che voglio far prendere alla mattinata. Il “tin tin” inconfondibile nelle mie tasche mi incoraggia. Perfetto. Posso dare il via al mio piano.
Non ho dimenticato, infatti, che l'anima sotterranea di Londra non è abitata unicamente da gente di passaggio. C'è anche chi decide di fermarsi, come gli artisti. Musicisti che trovano il loro palcoscenico nei corridoi delle stazioni, in fondo alle scale mobili, nei raccordi di collegamento. Musicisti che si esibiscono per qualche spicciolo, o anche solo per la gioia di avere un pubblico. Un pubblico sfuggente, sempre di corsa, ma mai indifferente.
Nessuno dimostra mai anche il minimo accenno di fastidio nei confronti di questi artisti di strada, che nulla chiedono, ma che volentieri accettano. Forse perché sono parte di tutto questo. Sono parte di quel corpo unico, caleidoscopico e eterogeneo che è Londra.
Ma torniamo alle monetine. “A che gli saranno servite?”, starete pensando. Chi di voi suona uno strumento, sa già quale fu il loro utilizzo. Quelle monetine, una dozzina di sterline circa, sono state equamente divise tra tutti gli artisti che ho incontrato nel mio folle viaggio metropolitano senza meta. Ho deciso che sarebbero stati loro i protagonisti. Perché se lo meritano. Perché, come detto prima, fanno anche loro parte della mia casa.
E così che inizio a fare la conoscenza di 7 persone che non dimenticherò mai e che ora ho il piacere e l'onore di presentarvi...
Il primo che incontro è Abraham, che suona con una dolcezza indescrivibile il suo flauto traverso. Accoglie la mia offerta monetaria con un solenne cenno del capo e dedicando la canzone successiva. Non ha problemi a concedermi uno scatto. La sua timidezza è pari soltanto alla dolcezza del suono che proviene dai suoi polmoni e dalle sue mani. Rimango ipnotizzato dalla melodia che invade l'aria. Sono soddisfatto dello scatto e lo saluto prima di scappare. Ancora una volta un gesto solenne del capo, senza smettere di suonare, perché un suono sì soave non merita di essere interrotto.
E' poi la volta di Robert, canuto chitarrista. Si vede subito che ha un volto simpatico e buono. Sembra il classico “vecchio zio” che rende piacevole anche la più noiosa cena annuale tra parenti in occasione delle grandi festività. Un uomo buono dentro e fuori, incapace di far male per natura. Mi accoglie con un sorriso e si concede al mio obiettivo ben volentieri. Quando faccio per salutarlo e andarmene, lui mi trattiene, chiedendomi amichevolmente da dove vengo e se sto facendo qualche studio particolare ![]() |
per cui giro la metropolitana fotografando persone come lui.
Entriamo così in una conversazione che si è piacevolmente protratta per un buon quarto d'ora, dalla quale apprendo che in buon Robert ha suonato pure in Italia: Roma, Milano, Firenze, Venezia. Tutte città che ha deliziato con il suo splendido blues. Non dimenticherò mai il suo sorriso quando ci siamo salutati.
Paul invece è un uomo di poche, pochissime parole. Per lui, parlano i sorrisi.
Lo incontro in uno spiazzo in fondo alle scale mobili di accesso alle banchine, sorridente come chi sa che sta facendo ciò che più gli piace al mondo. Suonare. Non ha bisogno di altro Paul. Lo ammiro. Lo ammiro davvero.
Johnny lo incontro in uno dei mille corridoi di Victoria Station. E' giovanissimo e pare entusiasta delle foto che voglio fargli.
Mentre sono in attesa che i passeggeri appena scesi si spostino lasciandomi la visuale necessaria a immortalare Johnny e la sua chitarra, lui attacca a suonare un pezzo che conosco bene, troppo bene per non commuovermi. Mi rendo conto che sta suonando Seeing Angels di John Butler, e fatico a non versare una lacrima di gioia. Una delle mie canzoni preferite. Io, che nel destino ci credo poco, ammetto che non può essere una semplice coincidenza.
Quando mi avvicino per ringraziarlo succede qualcosa che non mi sarei mai aspettato (ma diverrà familiare nel corso della giornata). E' così entusiasta degli scatti che mi chiede se posso farglieli avere via mail. Eccezionale! Scrivo la sua mail sulla mia agenda (e capisco che è un fenomeno: il suo nick è Jhonny C Goode!) e lo saluto come si saluta un fratello. Questo incontro mi da una carica pazzesca!
Sempre chitarra, ma qui cambiamo radicalmente genere. Sento il distorto inconfondibile di una chitarra elettrica appena scendo dal vagone. Lo seguo, e mi trovo davanti Brian, nel pieno dell'assolo di Nothing Else Matters dei Metallica. Spettacoloso!Come di consueto gli regalo qualche moneta e gli chiedo se posso fotografarlo. E qui, lui, mi spezza. “Certo, fai pure. Ma dovrai fare in fretta!”. In fretta? Basito, domando: “Come mai?”. E lui: “Perché se ti vedono farmi le foto, pensano che sia famoso e non mi lasciano i soldi!”.
C'è altro da aggiungere? ;)
Richard è un ragazzo innamorato. Follemente innamorato. O almeno, lo deve essere. Perché nei minuti che sono rimasto li con lui, ogni verso delle sue canzoni parlava d'amore, della gioia di stare insieme, della passione sfrenata per la sua lei.
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Spero davvero che lei ricambi i suoi sentimenti.
Anche lui, incredibilmente, mi lascia il suo indirizzo mail. Ci tiene davvero tanto a vedere gli scatti e mi dice che attende la mail con ansia. Le sue parole sono adrenalina pura per me... Mi spingono, come se ce ne fosse bisogno, a non fare altro nella vita: fotografare. Non chiedo altro...
George non parla una parola di inglese. O meglio, lui crede di parlare inglese, ma se quel dialetto mischiato all'arabo voi lo capite, fatemi un fischio. Nonostante questo, è ben felice di farsi riprendere. Così felice che non riesce a staccare gli occhi dall'obiettivo. Una cosa che nessun altro ha fatto. Un dettaglio, assieme all'unica fisarmonica di giornata, rende George unico nel suo genere. Unico e indimenticabile, come tutti i miei compagni di viaggio.
Il tempo è letteralmente volato. Mi accorgo di quanto in fretta mia sia scivolato via dalle dita quando arrivo alla stazione di Oxford Circus. Sento che è tempo di uscire. E' tempo di tornare all'aperto. Faccio gli scalini di corsa perché so cosa mi attende fuori dalla stazione. Lì, pronta ad accogliermi, c'è Oxford Street...
***Photos***
In ordine da sinistra a destra:
1. Weston Street (Southwark)
2. Queen's Mile (Southwark)
3.4.5. N°1 London Bridge
6. J. Keats Lodging at Guy's Hospital
7. London Bridge
8. Southwark Cathedral
9.10. Borough Market
11 to 25. London Underground: Circle and Central Line
26. Bank
27.28. Monument
29.30 Piccadilly Circus
30.31.32 Victoria Station
33. Oxford Circus
34.35.36 Bank










































